Archive for gennaio, 2011



Camera e Senato hanno rinnovato la loro fiducia al Governo Berlusconi.

Partendo da una maggioranza di un centinaio di parlamentari l’esecutivo si è ridotto ad appoggiarsi solo sui pochi deputati strappati a Futuro e Libertà e alle opposizioni, soggetti negli ultimi giorni, o addirittura negli ultimi attimi precedenti alla votazione, a repentine prese di coscienza.

Tra loro anche Antonio Razzi e Domenico Scillipoti dell’Idv.

Il primo, eletto in Svizzera e passato a Noi Sud, aveva dichiarato questa estate di non essere corruttibile, anche se il Pdl gli aveva offerto di pagare un’ingombrante mutuo pendente.

Il secondo ha ritenuto inaccettabile la poca considerazione concessa dal partito alla sua battaglia parlamentare sull’agopuntura e sulle medicine alternative e preda di profonda delusione ha deciso di votare a favore di Berlusconi, sua nemesi politica da almeno 16 anni.

Due conversioni senza dubbio autentiche e sofferte.

Il risultato finale è stato di 314 a 311 e nuove personalità come i due fuoriusciti sono venute ad arricchire quella galassia di gruppuscoli a sostegno dell’asse Pdl-Lega che si richiamano al concetto di responsabilità.

Irresponsabile, asseriscono infatti questi deputati dalle storie politiche tanto diverse, sarebbe stato provocare la caduta del governo in una situazione tanto grave per il Paese, in cui si rischia una gravissima crisi economica e le sue conseguenze su un mondo del lavoro già ridotto allo stremo.

Un’alternativa all’attuale esecutivo non è stata ritenuta né possibile né auspicabile, come ribadito dallo stesso presidente Berlusconi nel suo discorso, mentre tornare alle urne era un’opzione irrinunciabile per Lega e Pdl nel caso di sfiducia, mentre i loro fiancheggiatori, i parlamentari “responsabili”, non erano parimenti d’accordo.

La possibilità elettorale avrebbe costituito invece una follia utile a destabilizzare la situazione del Paese da parte delle opposizioni, favorevoli piuttosto ad un esecutivo tecnico, tranne Italia dei Valori, decisa a limitarne l’azione al cambio dell’indegna legge elettorale, per dare la parola ai cittadini quanto prima e non comporre confuse alchimie di palazzo degne della Prima Repubblica.

Il responso di una dinamica tanto confusa è stata una Vittoria di Pirro ottenuta da un governo ridotto ad appoggiare la sua azione su una maggioranza risicatissima, quasi come al tempo di Prodi.

E’ abbastanza manifesta l’impossibilità di garantire l’attività di un esecutivo che in questi mesi ha legiferato principalmente per Decreto e vincolando alla fiducia i suoi provvedimenti, figurarsi poi le grandi riforme promosse dalla Lega !

Ma allora perché una lotta tanto esasperata per accaparrarsi fino all’ultimo degli indecisi, per poi ritrovarsi impantanati in un’immobilità assai nociva per un Paese prostrato dalla disoccupazione, dalla crisi produttiva, dai terremoti, dalle frane, dai rifiuti, dalle cricche ?

Un’osservazione: le uniche cose veramente garantite dalla fiducia sono il perpetuarsi dell’immunità personale del premier dai processi a suo carico e la possibilità di ripristinarla anche se la Corte Costituzionale dovesse di nuovo ritenerla inconciliabile con l’ordinamento repubblicano e democratico italiano.

Che i nuovi deputati della maggioranza si siano convertiti in modo così sofferto per essere “responsabili” unicamente della riconfermata impunità di Silvio Berlusconi ?

Annunci

In questi giorni si fa un gran parlare di Saviano.

Alcuni trovano i suoi argomenti, soprattutto quelli esposti negli efficacissimi monologhi della trasmissione “Vieni via con me”, prodotto televisivo di enorme successo, assai discutibili.

Le opinioni son sempre personali, spesso intime e non condivise e anche Saviano può essere apertamente contestato, come ha fatto il Ministro Maroni, ma cosa diversa è accanirsi sulla sua encomiabile figura di scrittore antimafia !

Tanti in questi giorni si sono spesi a denigrare l’autore di Gomorra: il Giornale di Paolo Berlusconi ha promosso persino una raccolta firme contro di lui.

Sarebbe colpevole, secondo la prestigiosa testata, già artefice del falso dossier Boffo e della patacca di Montecarlo (presto scomparsa nel nulla), di aver “dato del mafioso al Nord”.

A indispettire tanti sarebbero stati soprattutto gli accostamenti tra la Lega e l’ndrangheta fatti da Saviano durante la trasmissione. Io l’ho visto il programma, a differenza di molti ipercritici, e oltre al nome di Ciocca, esponente leghista incontratosi con un boss, alla controversa citazione di Miglio e ad una considerazione riguardo una certa cultura leghista propensa a voler risolvere ogni problema con la repressione, pratica poco efficace contro un potere malavitoso che si annida nel tessuto economico e produttivo, non ho sentito uscire dalla bocca di Roberto accuse indebite verso il partito, ma magari stavo guardando qualcos’altro…

Quanto alle offese arrecate all’orgoglio settentrionale ritengo assai più gravi gli smacchi al Nord costituiti dai processi contro le cosche che si susseguono a Milano nella completa indifferenza, le penetrazioni malavitose rilevate negli appalti di EXPO 2015 e la notizia di una giovane madre, testimone di giustizia, torturata e sciolta nell’acido in quel di Monza qualche mese fa.

Saviano ha solo fatto informazione, ha indicato la malattia ma, come sempre in questo Paese , piuttosto che cercare una cura si preferisce dare contro al medico.

L’autore di Gomorra è un simbolo il cui valore non può essere messo in dubbio semplicemente per diversità di opinioni. L’eroismo di martiri civili come Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino e Giorgio Ambrosoli cambia forse di intensità considerando che il primo era di estrema sinistra, il secondo era un politico della DC, il terzo aveva militato nella giovanile universitaria dell’MSI e il quarto nel Partito Monarchico e poi nel PLI ? Per me no, e vediamo di non scoprire l’eroismo di Roberto solo se e quando, facciamo gli scongiuri, gli dovesse accadere qualcosa.

Saviano è dovuto scappare dall’Italia, minacciato dalla camorra, e le intercettazioni dei boss del napoletano sono piene di grevi insulti e intenti letali pronunciati nei suoi confronti: svilirlo significa offendere la memoria di tutti quei giornalisti, scrittori, funzionari e privati cittadini che, non avendo avuto la sua fortuna editoriale, sono stati vessati o peggio uccisi nel silenzio generale.

Roberto Saviano è un eroe che è lecito contestare ma non imbrattare.

 

Quando Giulio Andreotti ha affermato che il coraggioso milanese Ambrosoli “se l’era andata a cercare” l’ho giustificato pensando alla confusione in cui lo pone la sua veneranda età ma non tutti siamo vecchi e annebbiati come il Divo Giulio, o sbaglio ?


Impunità e Anonimato dei Criminali, queste sono le garanzie fondamentali che il benigno sovrano Silvio l’Impedito (colpevole prescritto, non assolto, in numerosi processi) vorrebbe inserite in questa Costituzione Infernale, con cui è veramente difficile delinquere e magari, se avanza del tempo, governare.

Il Pdl, fedele al suo burattinaio, ha fatto eroicamente quadrato, annichilendo la titubante opposizione interna dei finiani, impegnati nell’ingenuo tentativo di impedire la cancellazione della Giustizia dalla lista dei Valori della Destra italiana.
Il dignitoso progetto di Generazione Italia, nuova creatura politica di Destra e non, sembra strano dirlo, di Berlusconi, pare frantumarsi come un giocattolo male assemblato sotto i colpi della Fiducia governativa, pronta ad imporsi sulla Camera presieduta dal Detronizzato, il Compagno Fini, reo di aver stupidamente valorizzato la legalità nel partito col più alto numero di pregiudicati al mondo.

La Lega tace, i nordici Paladini della Sicurezza, quei biondi celti che brandivano i fucili scandendo paroloni come “Tolleranza Zero” e “Ronde subito” rimangono stranamente quieti e silenziosi mentre il Ddl Intercettazioni da nuove possibilità ai criminali di farla franca.
Bossi, la Mummia Padana, quel mastino sbavante che incitava i suoi ad agitare sinistri cappi da impiccagione in Parlamento contro i corrotti della Prima Repubblica, di cui lui, peraltro, fa parte per essersi fatto pagare tangenti, pare ormai un triste randagio castrato, capace solo di guaire invocando un Federalismo mitologico, vanificato ancora una volta dai tagli di 24 miliardi agli enti locali della nuova Manovra Economica.
Quanto al Trota, lo Scemo del Villaggio Padano sarà troppo impegnato a spassarsela con la collega ed ex velina Nicole Minetti, igienista dentale di Silvio eletta al Consiglio Regionale per “aver fatto tornare il sorriso al premier”, non si capisce ancora se sopra o sotto la cintura.

E’ la resa totale di tutto il Centrodestra all’isteria delinquenziale di Berelusconi, nessuna resistenza, nessuna barricata, i giullari della Corte dell’Impedito hanno chinato il capo ubbidienti, più che disposti ad offrire i numerosi elettori come vittime dei tanti criminali favoriti dalla legge.
Finalmente verrà evitato al premier l’imbarazzo di vedere pubblicate sui giornali le conversazioni che tanto l’hanno reso amato in questi anni: quelle in cui rassicura Bettino Craxi l’Africano riguardo le accuse legittime rivoltegli da Indro Montanelli sul Giornale, quelle in cui con Marcellino Dell’Utri se la ride ripensando alle marachelle del loro comune eroe Vittorio Mangano, mafioso pluriomicida, quelle in cui cerca di piazzare alla Rai qualche valletta per compiacere qualche senatore pronto a tradire il Governo Prodi, quelle in cui si lamenta con il direttore dell’Agcom di come non vorrebbe più vedere quei brutti ceffi di Santoro, Travaglio e Di Pietro alla televisione pubblica, ecc, ecc…
Con un po’ di fortuna si concluderà anche l’interminabile carrellata di sputtanamenti che coinvolgono i fedeli ciambellani del Sultano: Scajola, vittima di compera edilizia a tradimento, Bertolaso, il Santo dell’Aquila ora indagato per corruzione, Cosentino, che dovrebbe stare chiuso in una cella per collusione con la Camorra e tanti altri.

Poche semplici norme permetteranno risultati tanto lusinghieri:
Le intercettazioni, solitamente prove principali per dimostrare la colpevolezza di un indagato, verranno permesse solo in caso di “gravi indizi di colpevolezza” e in presenza di altre prove.
Verranno permesse per un periodo di 60 giorni al termine del quale si dovrà ricorrere ogni tre giorni all’autorizzazione di un collegio di tre giudici a cui trasferire l’intero fascicolo, creando una circolazione continua e confusa di innumerevoli carte, capace di paralizzare il procedimento.
Quindi 60 giorni, un periodo un po’ breve se si pensa solo alle indagini, costellate di intercettazioni, sulla clinica di macellai Santa Rita, che prescriveva false operazioni per lucrare sui pazienti, e sulla Cricca degli appalti, durate rispettivamente uno e due anni.
Le indagini per mafia e terrorismo saranno permesse per “sufficienti indizi di reato” per 60 giorni. Molto generoso, confidando che i mafiosi in caso di omicidio, vandalismo, estorsione o rapimento lascino cortesemente scritto “atto mafioso”, per promuovere i crimini d’autore e ostacolare la diffusione di imitazioni.
Quanto alle intercettazioni ambientali, verranno permesse solo in luogo pubblico, quindi si prega di mettere nei parchi, nei comuni, nelle piscine un apposito cartello con scritto “prego, delinquere qui”, se non si capisce.

Inquietante…
Ma nessun problema, le molte Pecore della Libertà, troppo concentrate sul Mondiale, sono pronte a belare entusiaste e farsi massacrare ubbidienti dai Lupi lasciati a piede libero dal loro Sultano.
Benvenuti nel Mal Paese d’Italia, l’unica nazione dove i ladri prosperano e le Guardie le prendono sempre…


Qualcosa sembra rompersi nel Partito di Plastica.
Un’improvvisa frattura sconvolge il Popolo della Libertà a Delinquere.
Non si tratta certo di un gruppo politico nuovo a feroci contrasti interni e impietosi regolamenti di conti tra colleghi, come dimostra il continuo ricambio al vertice, trai ranghi di chi affolla la Corte di Silvio l’Impunito, unico, immodificabile perno intorno a cui ruota tutto il sistema.
Si trattava però di confronti sotterranei, di complotti e veleni disseminati sotto la patina mediatica del partito perfetto, vincente e inarrestabile.
Un degrado morale da basso impero con il conseguente scambio di favori e vendette celati sempre all’attenzione degli spettatori-elettori.
Stavolta il contrasto esplode, si impone all’attenzione pubblica, ma non si tratta dell’usuale, bieco bisticcio di potere ma di un vero confronto chiarificatore, il cozzare di due anime inconciliabili ma costrette nello stesso corpo.

Dalle nebbie del tempo, da un passato in cui revanscismo fascista e nazionalismo esasperato convivevano orgogliosamente con i principi di giustizia, famiglia e libertà, riemerge il Detronizzato, l’unica, vera vittima del Golpe del Predellino: Gianfranco Fini.
Il cofondatore di un partito da lui stesso definito, in quel lontano tempo di coerenza morale, la “comica finale” di Berlusconi ritorna all’azione concreta, tentando di strapparsi alla morsa di una logica aziendale e impositiva che ormai pervade tutta la creatura del Napoleone di Arcore e minaccia di dissolverne la stessa identità culturale e ideologica, sostituendola con il culto del capo.
Fini va al di là del ruolo di personalità istituzionale in cui si era volontariamente esiliato e da cui reclamava a gran voce il rispetto delle regole del meccanismo democratico poiché ormai conscio dell’impossibilità di arrestare con i semplici richiami la pulsione all’illegalità del Sultano.
Abile stratega comprende il rischio a cui si è esposto il leader del partito inseguendo la Lega nella disperata ricerca di un’intoccabilità giudiziaria e istituzionale, dando perciò sfogo a quegli impulsi più bassi e viscerali di una Ultradestra razzista, ignorante e oscurantsta di cui il Carroccio ha deciso di farsi paladino, forte dell’acquisto di una nuova fonte di scandalo quotidiano come il Trota, il tipico Scemo del Villaggio Padano.
Una degenerazione politica vorticosamente intrecciata con i rituali richiami all’impunità di Silvio l’Impedito (Legittimamente si intende), nell’ultimo periodo preso a condannare per danno d’immagine gli autori letterari impegnati nella denuncia del fenomeno mafioso, e con cui un progetto di Destra moderna, costituzionale ed europea centra davvero poco. Fini l’ha capito.
Si consuma così lo strappo e il Sultano scatena tutto il suo arsenale mediatico, forte dell’appoggio dei vari La Russa e Gasparri per i quali la tentazione dell’autoritarismo, per quanto “fighetto”, sporco di mafia e puttane, si è rivelata preferibile ai valori e agli ideali della Destra italiana.
Forse Fini riuscirà a sopravvivere alla tempesta prossima ad investirlo, forse riuscirà a costruire un centro-destra diverso da quello attuale, tristemente riassunto nella sua vuotezza di contenuti nel suo inno “Menomale che Silvio c’è”, forse ne uscirà addirittura arricchito come il pestifero Di Pietro a cui lo Spalamerda Feltri ha appena dovuto rimborsare 440mila Euro complessivi per diverse calunnie.
Una sola cosa è sicura: abbandonando la Corte per riprendere quei temi di immigrazione, giustizia, democrazia a cui Silvio l’Impedito si è sempre rifiutato di dar risposta, imponendo all’ordine del giorno le sue grette necessità, il Presidente della Camera si è tolto un gran peso dalla coscienza e ha ritrovato l’integrità per cui tanti l’hanno seguito e continueranno a farlo.
Bentornato in Politica Gianfranco, quella vera.