Camera e Senato hanno rinnovato la loro fiducia al Governo Berlusconi.

Partendo da una maggioranza di un centinaio di parlamentari l’esecutivo si è ridotto ad appoggiarsi solo sui pochi deputati strappati a Futuro e Libertà e alle opposizioni, soggetti negli ultimi giorni, o addirittura negli ultimi attimi precedenti alla votazione, a repentine prese di coscienza.

Tra loro anche Antonio Razzi e Domenico Scillipoti dell’Idv.

Il primo, eletto in Svizzera e passato a Noi Sud, aveva dichiarato questa estate di non essere corruttibile, anche se il Pdl gli aveva offerto di pagare un’ingombrante mutuo pendente.

Il secondo ha ritenuto inaccettabile la poca considerazione concessa dal partito alla sua battaglia parlamentare sull’agopuntura e sulle medicine alternative e preda di profonda delusione ha deciso di votare a favore di Berlusconi, sua nemesi politica da almeno 16 anni.

Due conversioni senza dubbio autentiche e sofferte.

Il risultato finale è stato di 314 a 311 e nuove personalità come i due fuoriusciti sono venute ad arricchire quella galassia di gruppuscoli a sostegno dell’asse Pdl-Lega che si richiamano al concetto di responsabilità.

Irresponsabile, asseriscono infatti questi deputati dalle storie politiche tanto diverse, sarebbe stato provocare la caduta del governo in una situazione tanto grave per il Paese, in cui si rischia una gravissima crisi economica e le sue conseguenze su un mondo del lavoro già ridotto allo stremo.

Un’alternativa all’attuale esecutivo non è stata ritenuta né possibile né auspicabile, come ribadito dallo stesso presidente Berlusconi nel suo discorso, mentre tornare alle urne era un’opzione irrinunciabile per Lega e Pdl nel caso di sfiducia, mentre i loro fiancheggiatori, i parlamentari “responsabili”, non erano parimenti d’accordo.

La possibilità elettorale avrebbe costituito invece una follia utile a destabilizzare la situazione del Paese da parte delle opposizioni, favorevoli piuttosto ad un esecutivo tecnico, tranne Italia dei Valori, decisa a limitarne l’azione al cambio dell’indegna legge elettorale, per dare la parola ai cittadini quanto prima e non comporre confuse alchimie di palazzo degne della Prima Repubblica.

Il responso di una dinamica tanto confusa è stata una Vittoria di Pirro ottenuta da un governo ridotto ad appoggiare la sua azione su una maggioranza risicatissima, quasi come al tempo di Prodi.

E’ abbastanza manifesta l’impossibilità di garantire l’attività di un esecutivo che in questi mesi ha legiferato principalmente per Decreto e vincolando alla fiducia i suoi provvedimenti, figurarsi poi le grandi riforme promosse dalla Lega !

Ma allora perché una lotta tanto esasperata per accaparrarsi fino all’ultimo degli indecisi, per poi ritrovarsi impantanati in un’immobilità assai nociva per un Paese prostrato dalla disoccupazione, dalla crisi produttiva, dai terremoti, dalle frane, dai rifiuti, dalle cricche ?

Un’osservazione: le uniche cose veramente garantite dalla fiducia sono il perpetuarsi dell’immunità personale del premier dai processi a suo carico e la possibilità di ripristinarla anche se la Corte Costituzionale dovesse di nuovo ritenerla inconciliabile con l’ordinamento repubblicano e democratico italiano.

Che i nuovi deputati della maggioranza si siano convertiti in modo così sofferto per essere “responsabili” unicamente della riconfermata impunità di Silvio Berlusconi ?

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