In questi giorni si fa un gran parlare di Saviano.

Alcuni trovano i suoi argomenti, soprattutto quelli esposti negli efficacissimi monologhi della trasmissione “Vieni via con me”, prodotto televisivo di enorme successo, assai discutibili.

Le opinioni son sempre personali, spesso intime e non condivise e anche Saviano può essere apertamente contestato, come ha fatto il Ministro Maroni, ma cosa diversa è accanirsi sulla sua encomiabile figura di scrittore antimafia !

Tanti in questi giorni si sono spesi a denigrare l’autore di Gomorra: il Giornale di Paolo Berlusconi ha promosso persino una raccolta firme contro di lui.

Sarebbe colpevole, secondo la prestigiosa testata, già artefice del falso dossier Boffo e della patacca di Montecarlo (presto scomparsa nel nulla), di aver “dato del mafioso al Nord”.

A indispettire tanti sarebbero stati soprattutto gli accostamenti tra la Lega e l’ndrangheta fatti da Saviano durante la trasmissione. Io l’ho visto il programma, a differenza di molti ipercritici, e oltre al nome di Ciocca, esponente leghista incontratosi con un boss, alla controversa citazione di Miglio e ad una considerazione riguardo una certa cultura leghista propensa a voler risolvere ogni problema con la repressione, pratica poco efficace contro un potere malavitoso che si annida nel tessuto economico e produttivo, non ho sentito uscire dalla bocca di Roberto accuse indebite verso il partito, ma magari stavo guardando qualcos’altro…

Quanto alle offese arrecate all’orgoglio settentrionale ritengo assai più gravi gli smacchi al Nord costituiti dai processi contro le cosche che si susseguono a Milano nella completa indifferenza, le penetrazioni malavitose rilevate negli appalti di EXPO 2015 e la notizia di una giovane madre, testimone di giustizia, torturata e sciolta nell’acido in quel di Monza qualche mese fa.

Saviano ha solo fatto informazione, ha indicato la malattia ma, come sempre in questo Paese , piuttosto che cercare una cura si preferisce dare contro al medico.

L’autore di Gomorra è un simbolo il cui valore non può essere messo in dubbio semplicemente per diversità di opinioni. L’eroismo di martiri civili come Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino e Giorgio Ambrosoli cambia forse di intensità considerando che il primo era di estrema sinistra, il secondo era un politico della DC, il terzo aveva militato nella giovanile universitaria dell’MSI e il quarto nel Partito Monarchico e poi nel PLI ? Per me no, e vediamo di non scoprire l’eroismo di Roberto solo se e quando, facciamo gli scongiuri, gli dovesse accadere qualcosa.

Saviano è dovuto scappare dall’Italia, minacciato dalla camorra, e le intercettazioni dei boss del napoletano sono piene di grevi insulti e intenti letali pronunciati nei suoi confronti: svilirlo significa offendere la memoria di tutti quei giornalisti, scrittori, funzionari e privati cittadini che, non avendo avuto la sua fortuna editoriale, sono stati vessati o peggio uccisi nel silenzio generale.

Roberto Saviano è un eroe che è lecito contestare ma non imbrattare.

 

Quando Giulio Andreotti ha affermato che il coraggioso milanese Ambrosoli “se l’era andata a cercare” l’ho giustificato pensando alla confusione in cui lo pone la sua veneranda età ma non tutti siamo vecchi e annebbiati come il Divo Giulio, o sbaglio ?

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