Egregio Direttore, intervengo riguardo la necessità di mobilitarci a difesa della Costituzione.

Sabato 12 Marzo in molte piazze d’Italia si manifesta in difesa della nostra Costituzione. Un atto significativo, soprattutto se compiuto nell’imminenza del festeggiamento del centocinquantesimo anniversario dell’Unità Nazionale, di cui proprio la carta fondamentale della Repubblica si fa simbolo essenziale. In questa fase della vita nazionale, un periodo in cui la politica è decaduta a compravendita di uomini e di coscienze, le istituzioni alla base di un corretto funzionamento della democrazia vengono ingiuriate senza rispetto, gettate nell’arena della polemica e costrette a difendersi, malgrado la loro natura di arbitri, in un serrato confronto con avversari pronti a tutto.

Viene irrimediabilmente compromesso quel lento percorso di evoluzione liberale e democratica del nostro Paese, avviatosi nel 1848 con la concessione dello Statuto Albertino nel Regno di Sardegna dei Savoia, testo poi applicato a tutta la nazione con l’unificazione nel 1861, e culminato con la redazione della Costituzione della Repubblica, minacciata oggi da personaggi tanto avidi da voler demolire le basi stesse della convivenza civile pur di conseguire i propri interessi e vederli salvaguardati dalla e attraverso la legge.

In prima linea tra questi vi è sempre Silvio Berlusconi, premier reo di aver bollato come “comunisti” innumerevoli organi istituzionali del nostro ordinamento repubblicano, dalla Corte Costituzionale sino alla Presidenza della Repubblica, e di aver addirittura definito con spregio la stessa carta fondamentale come testo d’ispirazione “bolscevica”. Ma tanti altri, cricche e lobby, lo seguono e nel suo incessante, e sempre più goffo, tentativo di sfuggire alla applicazione della giustizia, sostenendolo nel sfasciare con zelo lo Stato alla cui guida l’elettorato lo aveva portato nella speranza che si occupasse del Paese.

In questo scenario cloacale di interessi bassissimi in contrasto e in combutta viene scaraventata la nostra Costituzione, fondamento stesso della democrazia della nazione e garanzia di partecipazione alla sua vita pubblica per tutti i cittadini.

L’intenzione, scendendo in piazza, è quella di strappare la carta fondamentale alle speculazioni della mala politica, in cui è destinata a venire sfregiata e tramutata in merce di scambio da spartire, per restituirla alle mani dei cittadini che la impugnano e la conoscono, suoi veri e unici custodi.

Solo una riappropriazione popolare della Costituzione potrà finalmente condurre ad una sua concreta realizzazione, poiché i suoi principi, usciti dall’Assemblea Costituente del 1946, un epocale tempesta di grandi cervelli, in cui le tante identità e le diverse anime del nostro Paese si sono confrontate, accordate e scontrate, per elaborare un progetto di coesistenza comune e solidale,  giacciono per lo più irrealizzati. Tali indirizzi ideali sono stati prima bloccati nella loro attuazione dalla contrapposizione congelata della Guerra Fredda , poi tacitati e distorti dagli inconfessabili interessi dei partiti di Tangentopoli, la cui vera carta fondamentale era semmai il Manuale Cencelli, e infine oggi sono preda del berlusconismo rampante, pronto a fare strame di qualsiasi cosa sbarri la strada della sua impunità e dei suoi privilegi.

La Costituzione è ormai vecchia di 60 anni, è vero, e non essendo un testo sacro e infallibile necessita di aggiornamenti in alcune sue disposizioni attuative e strutturali, ma non se ne può affidare la modifica a chi ha dimostrato di volerne fare carta straccia, condannandone la natura stessa, “bolscevica”,  e sminuendone gli stessi principi fondativi, da stravolgere “a partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla” come disse, tempo fa, Brunetta.

Anche l’Italia dei Valori e i suoi Giovani scendono in piazza, per spronare gli italiani a rivendicare la dignità della Costituzione della Repubblica Italiana, prendendola in mano e tenendola alta, per mostrarla con orgoglio a chi vorrebbe farne scempio, e a farsi carico del suo contenuto, della realizzazione dei principi capaci di portare l’Italia a compiere un altro, importante passo sulla via per diventare una nazione sempre più liberale, democratica e partecipata.

Riappropriatisi delle proprie istituzioni gli italiani potranno essere orgogliosi non solo dei centocinquanta anni di Storia della nazione, ma anche del suo Presente, di quei principi che essa incarna e di cui loro si sono fatti custodi, stringendoli forte tra le mani, scritti a eterna memoria sulle pagine della Costituzione.

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