Il peso della Questione Morale sembra gravare sulla politica di oggi ancora più che nei tempi agitati di Mani Pulite, dissolvendo le tante promesse e lusinghe dei partiti nelle fiamme di uno sdegno popolare sempre più vivo verso un’ambiguità di condotta trasversale.

Il Governo e la maggioranza in particolare sono investite in pieno da scandali ricorrenti e mostrano crepe sempre più profonde, già aperte e rimarcate dalle sconfitte subite nelle amministrative e con i referendum.

Lo stesso premier Berlusconi ha appena subito una condanna , proprio il tipo di azione giudiziaria che ha tentato di evitare sin dal 1994 strumentalizzando l’attività dell’esecutivo a suon di leggi vergogna, per corresponsabilità in corruzione e la sua Mondadori, l’azienda era al centro di quella guerra di Segrate combattuta a colpi bassi dal Cavaliere contro De Benedetti, è stata costretta a rimborsare 560 milioni all’editore.

Non un furtarello da niente quello di 560 milioni di Euro, documentato e riconosciuto dalla magistratura e su cui il premier ha preferito non pronunciarsi, pur mandando avanti la figlia Marina ribollente di indignazione per l’ovviamente ingiusta sentenza.

Berlusconi condannato, per corresponsabilità in corruzione, e dunque, se si vorrebbe tener fede al suo teorema che lo vedrebbe vittima della persecuzione delle toghe rosse, ferito dall’onnipresente nemico comunista, accomunato, nella sua prospettiva mediatica ed ideologica, con qualsiasi cosa stoni con le sue dichiarazioni: da Fini a Vendola, dalla magistratura ai giornalisti, da Napolitano a Murdoch e così via.

Molti nemici, molto onore.

Il premier è pesto e ferito ma certo non sconfitto e il cortocircuito del suo ancor spropositato conflitto d’interessi resta intatto, nonostante ormai ogni suo avversario si accalchi a sottolinearlo, facendo dimenticare i recenti tempi della trasversale condanna del “giustizialismo” dipietrista.

Le grane del Cavaliere non sono tuttavia il problema maggiore in seno alla malconcia maggioranza.

Il ritmo degli scandali si fa ormai quotidiano e se il “responsabile” Romano conquista il poco ambito titolo di primo ministro nella storia della Repubblica imputato per mafia e deciso a non dimettersi, anche gli intrecci dei gangli di potere e di interessi illeciti scoperchiati dalle inchieste sul braccio operativo di Tremonti, Milanese, su quello di Letta, Bisignani e su Alfonso Papa delineano un quadro decisamente inquietante di condizionamenti e compromessi intollerabili.

L’opposizione potrebbe prontamente beneficiare di quello che va sempre più delineandosi come un collasso del fronte di Governo, sottolineando la propria diversità rispetto ad una maggioranza ormai votata al perseguimento “disperato” di interessi di gruppo o individuali, completamente dimentica di assicurare il regolare funzionamento istituzionale.

Proprio in questi giorni però il Partito Democratico sembra vacillare sotto a colpi giudiziari sin troppo simili alle pesantissime ambiguità morali rimproverate all’avversario.

Dalle nebbie del tempo riemergono vecchi fantasmi di cui per lungo tempo si era occultata l’esistenza, come i Gavio, potenti costruttori già compromessi in Mani Pulite con l’indebitamente mitizzato Compagno G, quel Primo Greganti la cui omertà permise al Pci di superare relativamente indenne la resa dei conti con la giustizia per il suo coinvolgimento nel sistema delle tangenti.

Appare ormai evidente la veridicità delle proposizioni avanzate in quell’inchiesta di Mani Pulite dipinta per anni e in modo colpevolmente bi-partisan come il Terrore Rivoluzionario nostrano, l’offensiva dei pretori d’assalto decisi a portare i politici sul patibolo della ghigliottina mediatica.

Si trattava in realtà della scoperta di un sottobosco di potere atto ad alimentare una partitocrazia golosa e pervasiva, insediatasi ad ogni livello di potere di una Repubblica in cui i cittadini erano ormai esautorati della loro sovranità.

Si è subito data la colpa della malattia al dottore, ai magistrati, diventati improvvisamente “untori” da linciare con ogni mezzo, comunicativo e legislativo.

Oggi molte cose sono cambiate, il flusso delle tangenti si è ridotto e il ceto politico alimenta i suoi privilegi attraverso vie lecite come gli esosi rimborsi elettorali, gli innumerevoli privilegi, le consulenze e gli enti inutili.

L’intenzione predatoria della casta non si è però esaurita e continua a crescere portando a sconsiderati atti di razzia e saccheggio, mirati al puro guadagno a danno di istituzioni e cittadini.

Le forze politiche dovrebbero riconoscere quest’anomalia, fatta di privilegi e interessi spietatamente perseguiti, a lungo lasciata crescere e camuffata con la scusa di una inesistente guerra tra magistratura e politica.

Un tentativo di cambiamento è necessario, prima che a chiarire le carte in tavola sia un evento traumatico per l’intero Paese.

E se tra le macerie di un modo politico demolito da Mani Pulite perché incapace di correggersi in linea con un corretto funzionamento delle istituzioni al servizio del cittadino, ossia secondo il dettato della Costituzione, è affiorata una politica personalista, illecita e distruttiva come quella di Silvio Berlusconi, sul futuro si proiettano presagi davvero oscuri.

Una Questione Morale fattasi Tempesta potrebbe travolgere tutto e tutti, precipitando l’Italia nel baratro di una catastrofe economica e sociale.

 

 

Annunci