L’Italia è soggetta in questi mesi a cambiamenti mai visti da vent’anni a questa parte, in campo economico, politico e sociale. Nella penisola si sente sempre più forte la morsa di una crisi economica a lungo irresponsabilmente negata e capace di sconvolgere drasticamente la quotidianità dei cittadini, estinguendo imprese, posti di lavoro e prospettive future. Il governo tecnico, in un alternarsi di furore ragionieristico e pragmatismo politico, ha portato la già inclemente pressione fiscale ad un nuovo record, colpendo soprattutto la classe medio-bassa e trascinando molti cittadini sulle soglie dell’emarginazione e della povertà.

Il sistema politico, dal canto suo, non ha fatto nulla per elaborare soluzioni accettabili ad un disastro immenso e di cui è in gran parte responsabile, come diretto esecutore o distratto controllore delle vergogne italiane. I partiti si sono chiusi per la maggior parte nel loro guscio, sordi ad ogni istanza dei cittadini, sperando di sopravvivere con i loro privilegi attraverso una serrata contrattazione con il governo tecnico. Un continuo ed ambiguo negoziato rivelatosi in grado di paralizzare e menomare addirittura l’azione di Monti&Company, ormai impegnati da mesi a giocare al ribasso con le loro proposte.

 

Una crisi generalizzata in ambito politico, sociale ed economico, dunque.

Uno spettacolo apparentemente già visto in Italia, seppur con le debite differenze, con Tangentopoli e la potenziale deriva economica coltivata dal Pentapartito (DC, PSI, PLI, PRI, PSDI) attraverso dilatazione incontrollabile del debito pubblico, oggi arrivato a 2000 miliardi! Alla disgregazione del sistema politico, investito da scandali susseguitisi ad un ritmo incredibile e, a quel tempo, sconvolgente, seguì un vertiginoso vuoto di potere. Gli schieramenti si riorganizzarono attorno ad un nuovo assetto bipolare, con la comparsa di soggetti inediti e di grande successo, come Forza Italia e la Lega Nord: si aprivano le porte del Ventennio Berlusconiano, oggi posto davanti ad una apparente battuta d’arresto.

A riorganizzarsi non furono tuttavia solo i partiti, ma anche i poteri forti ed illeciti si mossero alla ricerca di nuovi appoggi e referenti attraverso cui mantenersi nelle stanze del potere dove i compromessi a cui era scesa gran parte della classe dirigente della Prima Repubblica li avevano condotti.

Dai processi su quel periodo e le sue tragiche conseguenze sono affiorati infatti inquietanti indizi riguardo la cosiddetta “Trattativa” portata avanti da pezzi dello Stato con  la mafia siciliana, Cosa Nostra, dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino e le stragi compiute e tentate in tutta la penisola. Persi i due giudici, due dei suoi figli migliori, la Repubblica Italiana impaurita dal terrore scese probabilmente a patti con i mandanti dei loro assassini.

Anche comitati d’affari più nascosti e meno sanguinari e militarizzati della mafia, come quelli orbitanti attorno alla P2 e ad altre frange eversive nascoste in seno allo Stato si riposizionarono, continuando la loro azione di guastatori della giustizia italiana allo scopo di insabbiare segreti inconfessabili sugli scandali e le tragedie del nostro Paese. Un tale processo di smantellamento del sistema giudiziario, perseguito per vent’anni da uno schieramento assai trasversale, fece comodo anche a tanti mariuoli dei vecchi partiti, sfuggiti alla morsa di Mani Pulite ed ora pronti a reggere il gioco ai nuovi padroni.

Una parte della popolazione italiana reagì passivamente alla trasformazione, se non scelse addirittura di essere complice del nuovo equilibrio di poteri, originando una Zona Grigia di insopportabile omertà. Una Zona Grigia la cui tonalità sfumava sino a comprendere anche una cittadinanza che assistette rassegnata, impaurita o semplicemente indifferente, “delegando” alle nuove entità politiche, economiche e sociali il compito di un cambiamento qualsiasi, purché fosse tale, senza accorgersi del loro agire spesso gattopardesco.  

 

Con la crisi presente il rischio di una riaggregazione in termini nuovi dei poteri forti ed illeciti, ancora annidati come un pericoloso cancro nel corpo nazionale, è concreto. I tradizionali riferimenti del potere, i partiti della Seconda Repubblica, vanno, come usa dire un comico-politico assai celebre oggigiorno, “liquefacendosi”. A meno di alchimie politiche ed elettorali volte a conservarne le posizioni di potere violando la volontà popolare o illudendola riguardo a radicali trasformazioni, le formazioni politiche tradizionali affronteranno presto ulteriori tracolli.

Non è detto che il passaggio di consegne avverrà in modo pirotecnico e tragico come in passato, facendo sperare quindi che l’assurdo orrore consumatosi a Brindisi sia solo la sanguinaria follia di una bestia isolata, ma l’italico Gattopardo di certo si rimetterà in azione. I poteri forti si riorganizzeranno e troveranno nuovi nomi e strutture, bramosi di rioccupare nicchie d’influenza conquistate attraverso l’erosione della democrazia.

 

L’antidoto a questo rischio può essere solo il difficile ripristino del legame spezzatosi tra i cittadini ed il vertice politico, economico e sociale della nazione. Una democrazia privata del suo popolo non può far altro che appassire in una oligarchia, un regime di elite privilegiate sotto mentite spoglie e questo preserverebbe floridi ed intatti i comitati d’affari impegnati da decenni a perseguire questo risultato attraverso logge, cricche e malversazioni varie.

La Zona Grigia “più sfumata”, pullulante in questo periodo come in passato di scontenti, indignati e disillusi, deve passare dalla protesta e dalla volontà di rinnovamento “delegate” a muoversi di persona e attivamente nella direzione voluta. Un’area di indifferenza e rabbia impotente potrebbe così riempirsi dei colori molteplici e sfavillanti di mille modi diversi di impegnarsi per il cambiamento, senza diventare spettatori di una partita giocata da altri, spesso in malafede. Il coinvolgimento attivo dei cittadini nelle diverse realtà dell’associazionismo, dei partiti da riformare, dei movimenti e di quant’altro sia utile a mantenere viva e cangiante la realtà del Paese, eviterà agli elementi più compromessi della società di muoversi indisturbati o sotto smentite spoglie e dissuaderà i potenziali omertosi dall’appoggiarli.

Niente in questo periodo risulta più sbagliato del chiudersi in un individualismo cupo e risentito, ostile contro i responsabili dell’attuale situazione ma senza chiedersi perché e come questa si sia venuta a creare. Un atteggiamento indifferente verso le sorti del prossimo e della nazione, in definitiva: inutile; se non per farsi convincere ancora una volta a “delegare” il cambiamento alle persone sbagliate, per far gestire a Mani già Sporche una democrazia mal sopportata e mai capita fino in fondo. I cittadini devono riprendere di persona le redini della Repubblica, sfuggitegli di mano troppe volte, rendendo alle vecchie ed alle nuove cricche e caste assai difficile scavalcare la sovranità popolare od orientarne l’opinione attraverso artifici mediatici.

Dedicare anche solo una piccola porzione del proprio tempo a rapportarsi con gli altri e a costruire qualcosa assieme per il bene comune e non per spirito di fazione o interessi particolari, significa alimentare il motore dell’Italia, mantenerla viva anche aldilà delle traversie finanziarie. Una nazione è composta dal suo popolo e progredisce attraverso l’attività di questo per migliorarla e non certo grazie all’ambigua azione di coaguli politici, economici e sociali parassitari e compromessi, disposti a smembrarla e martoriarla pur di sopravvivere a loro stessi.

Colorare la Zona Grigia significa evitare che la crisi economica e morale ci trasformi da cittadini a nemici gli uni degli altri, dimentichi di un valore fondamentale come quello della solidarietà, sacrificato dalla politica e sull’altare degli interessi particolari, pur sempre ottimi collettori di voti. Colorare la Zona Grigia significa non chiudersi in un astio rancoroso e codardo, esasperato dai problemi che ci stanno attorno, ma agire concretamente per risolverli.

In un Paese vivo, tinto dei molteplici colori dei diversi modi d’impegnarsi di cittadini decisi a ricostruire qualcosa di nuovo sulle macerie della crisi, le fosche tonalità di chi vorrebbe cambiare tutto perché nulla cambi veramente non potranno muoversi indisturbate né rimanere impunite!

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