Questa è la Mozione Congressuale con cui mi sono presentato all’ultimo Congresso Provinciale del Dipartimento Giovani Idv della provincia di Lecco, venendo confermato come Responsabile:

MOZIONE CONGRESSUALE PER LA CANDIDATURA A COORDINATORE GIOVANI DELLA PROVINCIA DI LECCO

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”
Enrico Berlinguer

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”
Paolo Borsellino

Sono Carlo Mazzoleni, candidato a guidare con entusiasmo la giovanile dell’Italia dei Valori della Provincia di Lecco.
Espongo in questa mozione le mie intenzioni concrete e le idee alla loro origine.
Cominciamo dalla mia visione politica, da quella prospettiva in cui io vedo inserito un partito in cui milito con passione e speranza e per il quale i giovani rappresentano una forza motrice essenziale, irrinunciabile.
Mi sono avvicinato all’IDV dopo un serio percorso di riflessione politica basato su una personale rappresentazione del nostro Paese dove le possibilità di trasformazione e di superamento di una degenerazione politica, sociale e culturale potevano scaturire dal movimento, poi diventato partito, fondato dall’eroe di Mani Pulite: Antonio Di Pietro.
Un fondatore rimasto impresso nelle coscienze degli italiani come simbolo di una straordinaria stagione di giustizia, oggi indicata da molti come un periodo del Terrore nostrano, simile a quella parentesi di follia seguita alla Rivoluzione Francese in cui molti innocenti trovarono la morte sulla ghigliottina, vittime di una giustizia ideologizzata. Un periodo in verità assai diverso dal presunto inferno giustizialista dipinto dai tanti seguaci e discepoli del martire di Hammamet, Bettino Craxi: si trattò in verità di una fase storicamente e politicamente fondamentale per il nostro Paese.

La storia dell’Italia dei Valori incomincia qui.

Nuovo Risorgimento Democratico

Perché parlare del passato ?
Questa mozione dovrebbe presentare, proprio perché basata sui giovani, direttive di sviluppo proiettate nel futuro come realizzabili. Assolutamente vero.
Ma poiché questo documento nasce per aprire uno spiraglio all’azione politica concreta, vivificata dalla forza della nostra passione, questa passione va identificata, definita nei suoi ideali, da inquadrare come riferimenti essenziali di un partito che ha fatto della volontà autentica di “non sgarrare” dalla sua linea uno dei suoi punti di forza.
Tocca proprio alle nuove generazioni rivolgersi con sguardo lucido e sgombro da paraocchi ideologici alle origini più profonde delle passioni di cui si fanno portatrici, per realizzarle armati della giusta consapevolezza e determinazione.
Da dove arrivano questi Valori di legalità, di realizzazione e salvaguardia costituzionale, di protezione dell’ambiente, di tutela del lavoro che vorremmo veder realizzati nel Bel Paese ?
Da dove nasce la spinta ideale alla base dell’Italia dei Valori, qual’è il momento scatenante ?

Bisogna partire dalla storia, dalle date, per comprendere l’attualità.
E una data è fondamentale perché portatrice di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali, di portata europea e internazionale: il 1989. Cade il Muro di Berlino e si spezza quella contrapposizione rimasta cristallizzata per decenni tra mondo Occidentale e blocco Sovietico.
La situazione politica ritorna fluida, uno scenario perpetuatosi come congelato per lungo tempo comincia a disgregarsi sotto il peso delle contraddizioni di cui entrambi gli schieramenti si erano caricati per poter avere la supremazia. Le circostanze mutano velocemente e vedono la nascita di numerosi e inediti soggetti, ma non è questo il momento di nascita e scoperta delle passioni poi incanalatesi nell’IDV.
La data fatidica per il movimento è il 1992.
Non per ragioni di personalistica agiografia del fondatore Antonio Di Pietro, allora coraggioso pm, né per una perversa nostalgia per un periodo convulso in cui ogni potere sembrava poter essere sovvertito, sradicato facendo leva su quelle ingiustizie di cui si era nutrito per sopravvivere nella contrapposizione ideologica.
Quegli anni sono il segnale di un risveglio del metabolismo della Repubblica.
Superata una logica apparentemente invalicabile, il tessuto istituzionale si risveglia, si anima e avvia un’implacabile opera di autocorrezione.
Il bilanciamento dei poteri, quello autenticamente liberale, tenuto a lungo squilibrato per tutelare gli interessi dei fronti in campo a scapito della democrazia, si ripristina velocemente e il ramo giudiziario, lasciato agire in piena autonomia, come scritto nella Costituzione, comincia a perseguire le anomalie.
Tangentopoli si presenta come il segnale di un cambiamento possibile e irrinunciabile: le istituzioni repubblicane e la Costituzione, loro fondamento, tenute tanto a lungo in stasi e ora, per la prima volta, sono in grado di essere pienamente realizzate e rafforzate.
Una stagione grandiosa, di risorgimento democratico di una Repubblica destatasi da un lungo sonno e pronta a realizzarsi in tutte le sue potenzialità ma da subito stroncata con ferocia.
Larghi strati di una classe dirigente, estranea più che mai agli ideali professati nella gestione della cosa pubblica, non intendono rinunciare al blocco d’interessi, al tentacolare comitato d’affari radicato nell’organismo istituzionale e reagisce, per respingere il vaccino liberale, democratico e repubblicano.
Tangentopoli viene affondata nel fetido fango dei dossier e delle calunnie, mentre l’anomalia si riorganizza, elevando la sua impunità e strapotenza a credo sotterraneo.
Al Sud coraggiosi magistrati, impegnati a sradicare il peggior frutto di una generazione politica prona alla logica del puro potere, ossia la collusione con la mafia, trovano la morte.
La possibilità di un nuovo risorgimento sembra tramontare inesorabile.
Gran parte della vecchia gerarchia si rinsalda al vertice dello Stato in nuove forme, contamina con le sue logiche nuovi soggetti politici e sociali, sceglie la via trattativa con una criminalità organizzata stragista, soffoca la minaccia giudiziaria di un riequilibrio dei poteri e procede a smontare, lentamente ma inesorabilmente, la Costituzione, percependo il pericolo insito in una sua concreta realizzazione.

Tuttavia quella dinamica di autocorrezione, di realizzazione costituzionale, di eliminazione delle storture prodotte nel Paese da uno sbilanciamento dei rapporti sociali, economici e politici,  soppressa sanguinosamente dalle nostrane cricche piduiste, si è radicata nella coscienza di molti cittadini ed è fiorita in passione inestinguibile.
Una passione condivisa e alimentata da un partito desideroso di vedere i Valori della Costituzione finalmente applicati nel Bel Paese e ripristinare un equilibrio tra le parti, per troppo tempo stravolto da una classe politica artefice di innumerevoli anomalie del sistema.
Squilibri evidenti nella giustizia, nel mondo del lavoro, nella gestione del territorio e delle sue risorse. Tali squilibri vanno implacabilmente eliminati far spazio ad un giusto bilanciamento costituzionale, in senso liberale, repubblicano e democratico.
Una pulizia necessaria che deve partire dalla mentalità stessa dei cittadini, assuefatta a subire come calamità naturali le vessazioni e l’impunità della peggiore oligarchia al potere o, ancora peggio, impegnata a trarre dalle sue malefatte ispirazioni per facilitare la vita quotidiana.
Deve essere rimossa dalle coscienze la “legge della giungla”, dove vince il più furbo o il più forte; per affermare la “legge della civiltà”, il rispetto delle regole del gioco, dove le regole sono i Valori  vitali a questa nostra Italia.

Gioventù  intrappolata

Questo è un Paese per vecchi.
L’Italia, con uno dei trend demografici più bassi del mondo sta diventando una nazione sempre più anziana, immobile ed incapace di rinnovarsi.
Una generazione da decenni al potere si fortifica come irremovibile in casta, bloccando ai giovani l’accesso alla politica e al pubblico servizio, impedendo l’immissione del sistema di nuove energie incontaminate e trasformatrici.
A ragazzi e ragazze ansiosi di contribuire con il loro entusiasmo e passione alla costruzione del futuro del Paese viene chiesto di piegarsi a logiche clientelari e egoistiche.

L’istruzione pubblica, linfa vitale della realizzazione personale, culturale e lavorativa di ogni giovane, viene demolita selvaggiamente, attraverso tagli percepibili come veri e propri colpi di scure sulle risorse individuali su cui si dovrebbe costruire l’avvenire della nostra società.
La possibilità di crescere in condizioni di pari opportunità con i coetanei viene negata alle nuove generazioni, riconducendo le occasioni di soddisfare le proprie aspettative al severo discriminante  del privilegio.

Il lavoro, esperienza fondamentale e decisiva della vita nella vita di giovani ancora indecisi sul proprio futuro è reso precario al massimo livello, assolutamente insicuro, quasi evanescente, per ottenere lo sfruttamento massimo e dispotico di nuove energie al minimo costo d’impiego.
Si creano così situazioni economicamente insostenibili di chi ancora non può mantenersi e deve immancabilmente rivolgersi all’eterno ammortizzatore sociale italiano: una famiglia poco aiutata e alquanto sfruttata dallo Stato.
Si insidiano insicurezze esistenziali capaci di marchiare a vita le coscienze di molti, facendoli sentire come indesiderati in una società ostile.

Italia dei Valori si propone di spezzare questa trappola sociale, liberando i tanti giovani bloccati nelle loro aspirazioni e speranze e costretti ad una passività intellettuale e politica, lavorativa ed esistenziale, subendo le prepotenze di un Paese che sembra ripudiare i suoi Figli migliori.
La moda dell’indifferenza e del disinteresse, con cui la gioventù italiana è stata resa inoffensiva per i comitati d’affari, va dissipata.
La loro speranza, motore dimenticato di una società consumata da un’anomalia fatta di slogan, veline e impunità, deve essere alimentata nuovamente, fatta ardere e posta innanzi ai cittadini come la fiaccola atta a dissipare le tenebre della xenofobia, dell’illegalità, dell’autoritarismo in cui l’intero Paese è piombato.
Italia dei Valori vuole aiutare i Giovani a riprendersi ciò che è loro e gli è stato vigliaccamente privato: la loro cultura, il loro lavoro,  la loro passione politica, la loro dignità, la loro vita, la loro Italia.

Modus Operandi

Presupposto essenziale per l’espressione della passione giovanile dell’Italia dei Valori è la sua trasmissione dentro una struttura ben organizzata, ramificata e radicata sul territorio.
I punti essenziali dell’organizzazione di un funzionale Coordinamento Giovani Provinciale, regolato dai principi di collegialità, meritocrazia e trasparenza, gli stessi che si vorrebbero vedere diffusi nella società, sono:

1)Sul piano dell’azione concreta. Corso formativo per la preparazione e l’acquisizione di competenze in campo amministrativo e politico. Per permettere ai giovani di applicarsi in un opera di vero cambiamento occorre rifornirli del materiale conoscitivo e applicativo per farlo.
2)Sul piano ideale. Incontri di approfondimento, sempre aperti ad esterni, sulle singole tematiche inerenti alle aree di intervento del partito, (lavoro, ambiente, giustizia, informazione…) e sulla sua identità liberal-democratica, di custode della Costituzione e di centro diffusivo della cultura della legalità.
3)Sul piano organizzativo. Indicazione di referenti di zona, su scala possibilmente comunale, a cui possano rivolgersi gli interessati, come agenti di proselitismo e personalità attive e inserite nella realtà locale. E’ caldeggiata a presenza ai consigli comunali per dare segno della presenza e dell’interesse del partito.
4)Sul piano espressivo. Organizzazione di manifestazioni e iniziative e partecipazione a quelle scaturite da obbiettivi e prospettive condivise dal partito, L’energia giovanile deve essere necessariamente messa in campo per evitare lo spegnersi della passione.
5)Sul piano delle competenze personali. Le capacità dei singoli vanno incoraggiate e indirizzate verso lo specifico ambito di attività, stabilendo un rapporto di proficua collaborazione con quegli importanti contenitori d’elaborazione e proposta politica che sono i Dipartimenti Tematici.
6)Fare gruppo. Creare coesione e solidarietà attraverso periodici e ripetuti incontri per formare una vera “comunità degli iscritti”, tuttavia non chiusa e sempre pronta al confronto ed alla collaborazione con altre realtà politiche o dell’associazionismo locali.

Il Partito dell’Odio

All’apogeo del suo delirio autoritario Silvio Berlusconi lancia il Partito dell’Amore, sorta di cortocircuito tra impunità, buonismo e garantismo. A tale squallido artificio politico e televisivo, corredato dal melenso slogan “L’amore vince sull’invidia e sull’odio”,corrisponde l’attribuzione da parte dei falchi del centro-destra, secondo uno schema di contrapposizione congelata e immodificabile tra berlusconismo e antiberlusconismo che vorrebbe sostituirsi a quello tra comunismo e anticomunismo, del ruolo di nemesi speculare, Partito dell’Odio, all’Italia dei Valori.
Un Odio feroce, urlato, impietoso.
Questo Odio è in verità la deformazione mediatica di un dinamica dell’animo del cittadino dimenticata e disprezzata da una classe politica incancrenita, ma da sempre fondamentale per mantenere in salute l’organismo democratico e liberale della Repubblica e per proteggerne il cuore pulsante, ossia la Costituzione.
Quest’Odio è indignazione, è la reazione repulsiva della società sana contro le anomalie.
E’ una forza irresistibile soprattutto trai ragazzi e ragazze di questo Paese, un fuoco in scorrimento sotto le vene di ogni giovane non rassegnato, una conflagrazione di sdegno innanzi ad una realtà inaccettabile, contaminata dalla criminalità e dai comitati d’affari.
Questa passione chiamata Odio da molti appartenenti ad una generazione esaurita, stanca, disillusa, senza più il coraggio o l’energia per cambiare l’Italia, è un impulso di denuncia a cui può e deve seguire un intenzione costruttiva e correttiva della società e della politica, l’elaborazione di un’alternativa.
L’indignazione, la reazione, lo sdegno dei Giovani di Valore è sforzo incessante della coscienza civica, vigile e attiva, per individuare e additare al Paese intero, alle tante menti assopite, il male da curare.