Il mio interesse per la politica sboccia durante il Governo Prodi, quando io avevo 17 anni e l’intera Italia si dibatteva in uno stato confusionale dovuto ad una dialettica politica esasperata, dai toni forti dell’opposizione come dai molti contrasti presenti all’interno dello stesso fronte governativo. Le mie idee sulle diverse questioni prendono forma con lentezza e la mia comprensione della realtà del Bel Paese si compone con fatica, tassello per tassello come un complicatissimo mosaico. Sfogliando le pagine dei giornali, allora leggevo soprattutto il Corriere della Sera, una personalità politica in particolare attira la mia attenzione per la lucidità delle sue dichiarazioni e la semplicità e l’onestà del suo comportamento: il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.

Non è la classica cotta da leader che, ahimè, illude tanti italiani convinti di aver trovato un messia destinato a salvare la nazione dall’abisso, ma questa convergenza di opinioni costituisce lo stimolo necessario per spingermi a interessarmi in modo più autentico a quella politica che prima rimaneva un argomento per chiacchere da bar (e non è che abbia mai smesso di esserlo). Così decido di approfondire la mia conoscenza riguardo a cosa sia e come si sia formato il mondo politico di questa Seconda Repubblica, scaturita dalle ceneri della Prima, spazzata via da Tangetopoli.

Cresce gradualmente la consapevolezza di quale intrico di interessi, leciti ed illeciti, pervada ogni ambito dello Stato e quanto la sua attuale e selvaggia sovrapposizione dei poteri faccia sfregio alla Costituzione e allo stesso concetto di Giustizia, penale, civile e sociale. Il panorama politico italiano si presenta in genere indifferente se non addirittura connivente a questo stato di cose, coprendo i propri meccanismi ormai inceppati e le sue irremovibili nomenklature con una buona dose di polverosa ideologia, o contro-ideologia, per mascherare lo scempio.

In quel quadro desolante una sola forza politica sembra avere un programma in grado di superare l’impasse, con la volontà concreta di estirpare dall’organismo repubblicano dai morbi che l’insidiano, siano questi indebiti interessi finanziari o collusioni con la criminalità organizzata, e restaurare l’impalcatura costituzionale e l’equilibrio dei poteri, per permettere il libero gioco delle parti: l’Italia dei Valori.

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